Le Sezioni a Didattica Potenziata (già C.S.E.) sono strutture interne alle scuole Arcobaleno e Pezzani con il compito di proporre un contesto unificante per le diverse esperienze che i bambini in situazione di handicap vivono nella scuola.
“Siamo propositivi quando scegliamo di correre il rischio di dare spazio soprattutto alle proposte che ci vengono dai bambini. Il rischio, che siamo coscienti di correre rinunciando al nostro bisogno di fare ad ogni costo attività didattica, è di restare in una situazione di “assenza” di proposte, ma proprio attraverso questa assenza possiamo far emergere i veri bisogni dei bambini, recuperando attivamente occasioni per riprendere, ridefinire e reimpostare il nostro intervento”.


Aula Didattica Potenziata

Progettazione

“Che ci si esprima con il gomito, il piede o la mano, è sempre il nostro essere intero che è presente: noi siamo il nostro gomito, il nostro piede, la nostra mano…”

Susanne Martinet

La progettazione educativa delle Sezioni a Didattica Potenziata del 3° Circolo di Lodi è fondata sul bagaglio culturale ed esperienziale del team docenti. Le diverse formazioni e predisposizioni, approfondite e consolidate negli anni da ricerche autonome e collegiali,  interscambio di competenze, supervisione reciproca, consulenza di esperti, aggiornamento…, si ridefiniscono, si integrano, si verificano e riprogrammano nella costante attenzione all’emergere di nuovi stimoli e bisogni, riferiti anche alla crescita e al ridimensionamento del gruppo.

A garantire l’attuazione della progettazione, si sono delineati come condizioni necessarie (strettamente correlate tra loro) negli anni, la stabilità del team docente in rapporto 1 a 1, la presenza di un coordinatore delle sezioni (Funzione Strumentale, Sezioni a Didattica Potenziata), il mantenimento di un numero di alunni programmato, la collaborazione e la condivisione della proposta educativo-didattica con il gruppo delle assistenti educative.

A fondamento di tale progetto c’è la relazione educativa intesa come occasione irrinunciabile di crescita, conoscenza, apertura, affidamento, riconoscimento dell’altro, motivazione, consapevolezza, affermazione del sé, mediazione, socializzazione, integrazione dei linguaggi, apprendimento, espressione, comunicazione…

Nell’esperienza laboratoriale espressiva, nella quotidianità della prassi didattico educativa, nella strutturazione di percorsi di CAA, si è affermata con forza la centralità e la significatività del corpo in qualunque percorso educativo, in particolare per chi ha particolari limitazioni motorie, sensoriali, comunicative (assenza di linguaggi codificati) come canale aperto, possibilità di contatto-incontro, di scontro-affermazione di volontà, di accesso alle esperienze…

Il corpo dell’altro risponde a bisogni, sguardi, micro-macro gesti, gesti di richiesta, gesti di provocazione/comunicazione aggressiva con una duplice modalità: positiva sostitutiva che amplifica, interpreta, da seguito…positiva limitativa che ferma, delimita, contiene, conduce, razionalizza…

 


Aula Didattica Potenziata

Protocolli

“Nella relazione di aiuto è un diritto del bambino di poter usufruire di tutte le modalità di intervento psicoeducativo che si sono dimostrate efficaci a livello di ricerca scientifica controllata”

Dario Ianes

Il protocollo di accoglienza che si è formalizzato nella prassi prevede incontri preliminari del coordinatore con famiglia, terapisti, insegnanti della scuola dell’infanzia oltre che osservazioni nel contesto scolastico di provenienza o nel contesto della Sezione a Didattica Potenziata.

Tale protocollo è finalizzato soprattutto al rilevamento dei bisogni e al reperimento di informazioni nella prospettiva di individuare le potenzialità, i punti di forza, le inclinazioni, le preferenze al fine di avviare un percorso funzionale al profilo dinamico e non ancorato solo all’aspetto diagnostico.

Il team docente può così, sin dall’inizio, progettare esperienze significative che garantiscano percorsi fortemente stimolanti, finalizzati a una filosofia del successo e che tramite una didattica del fare aprano nuove strade di conoscenza e programmazione.

All’interno di tale protocollo è di rilevante importanza il Patto di corresponsabilità educativa e didattica tra la scuola e la famiglia che prevede da parte di entrambi i genitori degli alunni delle Sezioni a Didattica Potenziata, una piena condivisione e messa in pratica delle linee educativo-didattiche presentate ed attuate nel Terzo Circolo.

Il protocollo continuità in uscita prevede modalità d’incontro e progettazione tra insegnanti e famiglie, gli insegnanti del successivo grado d’istruzione, educatori di enti, cooperative, CDD… al fine di strutturare progetti di vita che gli insegnanti della Sezione a Didattica Potenziata si impegnano a supportare nella fase iniziale di passaggio.

Docenti e operatori si configurano come team di sezione che programma, verifica, relaziona settimanalmente, secondo la seguente scansione mensile improntata alla flessibilità:

  • Un incontro con il team della classe di riferimento.
  • Un incontro coppia insegnante di sostegno/assistente ad personam.
  • Un incontro collegiale di team.
  • Un incontro di formazione collegiale.

Nella verifica sistematica, nella supervisione reciproca, nella condivisione di progettualità e prassi educativo-didattica, si supera in maniera abbastanza funzionale e monitorata il rischio della dualità adulto di riferimento/alunno, nella prospettiva dell’ampliamento costante della rete sociale.

Primo obiettivo generale e fondante della progettazione è la creazione di un contesto ricco e strutturato per:

  • Attività laboratoriali e non, strutturate e non.
  • Relazioni ed interazioni.
  • Linguaggi.
  • Materiali strutturati e non.
  • Ambienti/spazi/tempi.

In tale contesto è necessario mantenere una attenzione costante, un’attesa pensata affinché ciascuno abbia l’opportunità di esprimersi spontaneamente, lasciando spazio all’imprevisto, all’impercettibile, alla proposta, alla soggettività, all’originalità, all’inaspettato, al piccolo, al silenzioso.

Gli adulti d’altro canto devono ritrovare la dimensione partecipativa, ludica, emotiva, motoria, sensoriale, creativa, espressiva…per vivere un’esperienza significativa, garantendone così la qualità, e non ostacolando il coinvolgimento e la spontaneità dei bambini.

Il progetto educativo di ogni alunno si declina attraverso interventi ed attività che si realizzano in ambiti distinti ma integrati fra di loro:

  • Ambito gruppo classe.
  • Ambito gruppo ristretto Sezione a Didattica Potenziata o a limitata presenza di alunni delle classi comuni (Progetto Laboratori Aperti).
  • Lavoro individuale.

La ripartizione, la priorità di ciascuno dei sopraccitati ambiti in un momento del percorso scolastico, variano da alunno ad alunno in funzione di differenti parametri di riferimento quali i bisogni educativi, la classe di appartenenza e le caratteristiche specifiche di ogni singola situazione.

La programmazione richiede modalità di lavoro complesse che:

  • non sezionino il processo in aree separate;
  • definiscano gli obiettivi ma non li pongano in progressione lineare;
  • sappiano considerare l’errore come risorsa per imparare, lo sbaglio per capire cosa è giusto, opportuno, adeguato alle occasioni;
  • sappiano adattarsi a quello che si ha a disposizione (tempi, spazi, regole, materiali) per capire, anche attraverso limiti e confini imposti, che la cosa importante è l’essenza del proprio essere;
  • facciano memoria, documentino le esperienze in atto e ricerchino all’interno delle stesse possibili interconnessioni con i vissuti personali e di gruppo a scuola e in famiglia.

Risorsa fondante della progettazione educativa è il gruppo inteso come dimensione dello stare, lavorare insieme tra adulti e bambini; esso amplifica la qualità dell’integrazione di potenzialità e linguaggi, propensioni e differenze, consente un primo livello di riconoscimento, di identificazione, di socializzazione, di condivisione dei comuni limiti, la valorizzazione di ciascuno nelle sue difficoltà, la creazione di strade e l’immaginazione di possibilità alternative.

Il gruppo insegna che l’integrazione è per definizione un processo di reciprocità di cui il l’alunno con disabilità è soggetto attivo che non viene integrato ma integra, che agisce anziché essere agito; l’integrazione è fatta con e da tutti, adulti e bambini, non per qualcuno.